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venerdì 20 gennaio 2012

Aspetti politici della piena occupazione (parte seconda)

Seconda ed ultima parte dell'articolo di Michal Kalecki.


Una delle funzioni importanti del fascismo, come messo in evidenza dal sistema nazista, fu quella di rimuovere le obiezioni dei capitalisti al raggiungimento della piena occupazione.
L'avversione alle politiche di spesa pubblica sono superate sotto il fascismo dal fatto che la macchina statale è sotto il diretto controllo di un insieme di grosse industrie di orientamento fascista. La necessità di un mito di "finanza solida" utile a prevenire l'utilizzo di politiche di spesa da parte del governo in caso di una crisi delle aspettative, è rimosso. In una democrazia non si può sapere come sarà governo successivo. Sotto il fascismo un governo successivo non esiste.
L'avversione alle politiche di spesa pubblica, sia agli investimenti pubblici che al sostegno ai consumi, è superata concentrando la spesa pubblica sugli armamenti. Così, la "disciplina industriale" e la "stabilità politica" in un regime di piena occupazione sono mantenute da un "ordine nuovo", che parte dalla soppressione delle unioni sindacali e arriva al campo di concentramento. La pressione economica della disoccupazione è sostituita da una pressione politica.

mercoledì 18 gennaio 2012

Liquidità in Europa

Ultimamente si è focalizzata molto l'attenzione sulle operazioni di gestione della liquidità della Banca Centrale Europea, soprattutto dopo che si è verificato un aumento considerevole delle riserve in eccesso in deposito overnight presso l'istituto centrale. Questo è stato da molti letto in maniera errata come la prova che le banche non stiano usando i fondi a cui hanno avuto accesso tramite la LTRO a tre anni di dicembre. Sono così usciti nei giorni scorsi alcuni report che chiariscono molto bene il funzionamento di queste operazioni, uno di questi è un report Citibank che cerca di fare un po' di luce sull'argomento.


martedì 17 gennaio 2012

Aspetti politici della piena occupazione (parte prima)

Traduzione di un articolo di Michal Kalecki scritto nel 1943 dal titolo "Political Aspects of Full Employment. Spero a breve la seconda parte.


Aspetti politici della piena occupazione (Michal Kalecki)

Un'ampia maggioranza degli economisti è ora dell'opinione che, anche in un sistema capitalista, la piena occupazione possa essere raggiunta per mezzo di un programma di spesa pubblica, a patto che sia disponibile un'adeguata capacità produttiva capace di impiegare completamente l'intera forza lavoro ed a patto che si possa accedere ad un'adeguata provvista di risorse prime dall'estero in cambio di esportazioni.
Se il governo assicura gli investimenti pubblici (ad es. la costruzione di scuole, ospedali e autostrade) o sovvenziona il consumo di massa (attraverso aiuti alle famiglie, riduzione delle tasse indirette, o sussidi volti a calmierare i prezzi dei beni essenziali),se, oltrettutto, queste spese sono finanziate da prestiti e non dalla tassazione (che potrebbe disincentivare gli investimenti ed i consumi privati), la domanda effettiva di beni e servizi può essere aumentata fino a raggiungere un livello di piena occupazione. Questa spesa pubblica aumenta l'occupazione, si noti, non solo in maniera diretta ma anche indirettamente, in quanto il reddito prodotto attraverso di essa finisce per incrementare successivamente nuovi investimenti e consumi privati.

sabato 14 gennaio 2012

Costi ipotetici e vantaggi reali

Ammetto che seguo pochissimo i blog di economia italiani, però da quando, pochi giorni fa', ho aperto questo mio ennesimo tentativo di blog ho deciso di seguirli per quanto posso. Questo nell'ottica di trovare eventuali collaborazioni, data la mia scarsa capacità di trovare tempo ed energia necessari a far sopravvivere un blog.
Mi sono così imbattuto in un post dal titolo "Come può lo scoglio arginare il mare?", pubblicato da un blog che porta il nome Bimbo Alieno (lo trovate a questo link). Premetto che non conosco minimamente il blog, non l'ho mai letto in passato, e che questo mio post non vuol essere una critica in alcun modo. Stimo chi ha la pazienza e la tenacia di portare avanti un progetto come un blog di economia, indipendentemente dagli argomenti sui quali posso essere in disaccordo, anche se non stimo particolarmente chi censura i commenti come accaduto nel caso in questione, arrogandosi il giudizio su cosa sia degno di dibattito e cosa no, giudizio che, a mio avviso, dovrebbe spettare al lettore e non all'autore del blog.
E' necessario però, dal mio punto di vista, approfondire il tema del suddetto post, ovvero se gli interventi della Banca Nazionale Svizzera volti a mantenere il tasso di cambio tra euro e franco svizzero attorno al livello di 1,20 comportino effettivamente un "costo enorme" come viene sostenuto nel post. Non essendo stato possibile farlo nel blog di competenza in quanto l'autore evidentemente censura i commenti a lui non graditi, tenterò di farlo qui autonomamente.

giovedì 12 gennaio 2012

Finanza funzionale e debito pubblico (parte quarta)

Quarta ed ultima parte del saggio di Abba P. Lerner.


IV.

Se i concetti alla base della Finanza Funzionale fossero stati presentati senza la paura di apparire troppo rigorosi, le critiche come quelle discusse in precedenza non sarebbero così popolari come lo sono ora, e non sarebbe necessario difendere la Finanza Funzionale dai propri stessi amici. Un argomento estremamente imbarazzante deriva dalla tesi che la Finanza Funzionale (o il disavanzo fiscale, come è frequentemente chiamato in maniera infelice) è inannzitutto una difesa dell'intrapresa privata. Nel tentativo di guadagnare popolarità alla Finanza Funzionale, sono stati attribuiti altri nomi ed è stato dichiarato che essa è essenzialmente rivolta a salvare l'iniziativa economica privata. Io stesso ho sbagliato in alcuni manoscritti precedenti identificando la stessa con la democrazia,#4 arruolandomi all'esercito dei piazzisti che avvolgono le proprie merci con una bandiera e associano qualsiasi cosa abbiano da vendere ad una vittoria o una morale.
La Finanza Funzionale non ha una relazione speciale con la democrazia o con l'intrapresa privata. Essa è applicabile ad una società comunista nella stessa maniera che ad una società fascista o ad una società democratica. E' applicabile a qualsiasi società nella quale la moneta venga usata come un elemento importante del meccanismo economico. Essa consiste nel semplice caposaldo di disfarsi dei propri preconcetti su cos'è appropriato o sano o tradizionale, su cosa "è stato fatto", ed invece prendere in considerazione gli effetti prodotti sull'economia dalla tassazione, dalla spesa e dai debiti e prestiti del governo. Il che implica l'utilizzo di questi strumenti semplicemente come strumenti, e non come magici incantesimi che causerebbero misteriosi danni nel caso fossero manipolati dalle persone sbagliate o utilizzati in maniera non tradizionale. Come qualsiasi altro meccanismo, la Finanza Funzionale funziona indipendentemente da colui che ne muove le leve. Il suo rapporto con la democrazia e la libera impresa consiste semplicemente nel fatto che se le persone che credono in questi valori non utilizzeranno la Finanza Funzionale, nel lungo periodo non avranno speranza nei confronti di chi ne farà uso.

#4 In "Total Democracy and Full Employment", Social Change (Maggio 1941)

mercoledì 11 gennaio 2012

I lanci di banconote dagli elicotteri sono operazioni di politica fiscale

Altra traduzione ricevuta che pubblico molto volentieri. L'articolo originale lo trovate a questo link.


I lanci di banconote dagli elicotteri sono operazioni di politica fiscale (Scott Fullwiler)

Si considerino entrambi gli scenari – il lancio di banconote dall’elicottero e l’accreditamento in conto corrente (deposit account) – per vedere in che modo influiscono sul bilancio di un privato cittadino beneficiario dell’aumento di banconote o dell’accreditamento in conto.
Per primo, il lancio di banconote:


martedì 10 gennaio 2012

Finanza funzionale e debito pubblico (parte terza)

Terza parte della parte della traduzione del breve scritto di Abba P. Lerner "Functional Finance and the Public Debt".

III.
Ci sono quattro errori principali in questa critica al disavanzo di bilancio, quattro ragioni per cui le sue apparenti conclusioni si rivelano illusorie.
Innanzitutto, la stessa alta tassazione sul reddito che ridurrebbe il rendimento dell'investimeno è deducibile in misura pari alla perdita che è incorsa nel caso l'investimento si rivelasse un fallimento. Il risultato sarebbe che il rendimento netto sul rischio di perdita del capitale non cambia per effetto della tassa sul reddito, indifferentemente da quanto alta essa può essere. Consideriamo ad esempio un investitore che guadagna 50000 dollari all'anno e che ne ha risparmiati 10000 da investire. Al 6% il rendimento sarebbe di 600 dollari, ma dopo aver pagate le tasse del 60% sul suo reddito gli rimarrebbero solamente 240 dollari. Si dice, quindi, che egli non investirebbe perchè il rendimento non è sufficiente rispetto al rischio di perdere i 10000 dollari. Questa argomentazione dimentica che se i 10000 dollari vengono persi completamente, la perdita netta dell'investitore, dopo aver conteggiato le deduzioni sul reddito, sarebbe soltanto di 4000 dollari, ed il rendimento sull'importo che egli effettivamente rischia è sempre il 6% ovvero 240 dollari su 4000. L'effetto della tassazione sul reddito è trasformare l'uomo ricco in una specie di agente che lavora per la società su commissione. Egli riceve soltanto una parte del rendimento del suo investimento, ma perde solamente un parte del denaro che ha investito. Ogni investimento conveniente in assenza di una tassazione sul reddito rimane conveniente in presenza della stessa.